Attualmente Enrica Bacchia conduce attività stabile di insegnamento presso le seguenti sedi:
ACCADEMIA VOCE ARTE E COMUNICAZIONE
Riese Pio X (TV)
ISTITUTO MUSICALE CORELLI
Piazza Giovanni Paolo I
(rotonda ex Gil) Ceneda
Vittorio Veneto (TV)
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"Il Cerchio delle Voci" è un progetto rivolto a tutti coloro che desiderano avvicinarsi alla propria vocalità e al mondo delle emozioni legate al cantare. Enrica Bacchia, ideatrice e conduttrice del Progetto, si avvale di numerosi anni di esperienza nel campo della didattica musicale per mettere a frutto alcune tecniche che attingono dagli aspetti della comunicazione non verbale e dell'improvvisazione vocale / ritmico / corporea, con lo scopo di permettere l'esplorazione di aree di sensibilità a cui raramente siamo in grado di accedere. I tempi sono maturi per attribuire finalmente un nuovo significato al termine cantare e per condividere l'idea che non c'è qualità artistica se non c'è consapevolezza e non c'è Arte se non ci poniamo nell'attenta presenza che va ben oltre la spettacolarità dell'atto creativo.
Requisiti per accedere ai gruppi di formazione:
Contrariamente a ciò che si potrebbe immaginare, non è assolutamente importante possedere specifiche conoscenze musicali, e neppure avere una perfetta intonazione del suono. Risulta invece basilare la predisposizione d'animo che conduce al gioco ed al divertimento.
Metodologia ed Obiettivi:
Il Cerchio delle voci che si concretizza in attività pratiche, offre ai partecipanti un percorso di tipo collettivo che consente di avvicinarsi al linguaggio musicale in maniera non convenzionale attraverso l'esperienza diretta e la sperimentazione sonora ed altamente creativa della musica cantata. Nelle numerose performance musicali che avranno luogo durante gli incontri, il lavoro di gruppo si auto regola in un continuo scambio sonoro dettato spesso da una apparente non direttività, al fine di concretizzare i seguenti obiettivi:
La musica oggi è presente come non mai nel comune immaginario e nella vita di tutti i giorni ed il suo significato ha subito profonde trasformazioni fino a diventare, per molti aspetti, un sottofondo sempre presente e banalizzato con funzione di stordimento e di ipnosi occulta. In un certo senso questo aspetto ci permette di riscoprire alcune funzioni primarie della musica e di rivalutarla in quanto linguaggio metaforico, che possiamo cogliere solo intuitivamente e che ci permette di esprimere significati simbolici legati alla nostra vita emotiva. Per chi non è professionalmente coinvolto nel campo musicale, termini come: improvvisazione, creatività, sperimentazione, non sono affatto abituali, ma negli ultimi tempi un crescente numero di persone, guidate dall'intuito, ha avvertito l'esigenza di scoprire la propria vocalità non ai fini di ipotetiche esibizioni, ma intuendo che l'evento sonoro musicale è in grado di modificare alcune componenti del proprio essere: emozioni, comportamenti, processi mentali, substrato biologico...
I percorsi musicali si sviluppano attraverso forme di ricerca espressiva, ritmica, corporea, sonora e di sperimentazione vocale con particolare attenzione all'uso della propria voce in relazione all'altro (interplay) e alla totalità del gruppo, per mezzo di pratiche imitative, improvvisative ed estemporanee, all'interno del Cerchio delle Voci, inteso come luogo a cui accedere per riscrivere la propria visione del sé.
I punti sotto elencati rappresentano una parte delle possibili tematiche che vengono sviluppate durante i laboratori anche se - è bene precisarlo - il lavoro in questi Progetti si auto-costruisce istante dopo istante seguendo le dinamiche e le regole del gruppo.
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Concentrati sulla consapevolezza di ciò che stiamo facendo mentre cantiamo (fatto questo che rimane il punto focale su cui costruire la propria espressione artistica) prendiamo in considerazione l'aspetto vero e proprio della tecnica vocale legato alla nostra fisicità e all'abitudine più o meno corretta di emissione della voce.
Gli allievi dotati di molta musicalità riescono spesso a mettere in atto tutta una serie di stratagemmi per sopperire ad una impostazione tecnica non proprio ortodossa. Nel panorama della musica internazionale una grossa fetta di cantanti rientra in questa categoria; sono voci che hanno contribuito a scrivere la storia della musica, voci decisamente non impostate ma di valore così elevato da farci commuovere ogni qualvolta le udiamo.
Qualche volta varrebbe veramente la pena di chiederci che cosa stiamo cercando attraverso il canto: preferiamo avere un suono perfettamente impostato ma molto spesso distaccato, rigido ed impersonale o arrivare al nostro suono, magari più grezzo ma ricco di colore? In ogni caso, dobbiamo tenere a mente che qualsiasi tipo di suono si emetta, dovremmo dargli il modo di USCIRE DA NOI.
Delicato, fragile o strillato, in fase di emissione deve lasciarci, ben articolato sulle labbra e proiettato quindi all'esterno del nostro corpo. A tal fine una lunga e divertente serie di esercizi ci porterà a sperimentare tutto ciò; poi - lo dico sempre - ciascuno è libero di esprimersi come meglio crede. L'importante, come ho letto da qualche parte è osare.
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In questo periodo ho avuto modo di collaborare con Imre Peemot, un artista Finlandese di origini estoni che attualmente vive ad Helsinki. Imre è senza ombra di dubbio quello che si può definire un "personaggio". E' un ragazzo giovane ed è stato premiato per tre anni consecutivi al più importante festival mondiale di canto difonico che si tiene a Chadan (Tuva occidentale) in occasione del festival Ustuu Khuree. Anche Sainkho Namtchylack ad Helsinki in Finlandia, lo ha voluto al suo fianco anche se la visione che i due artisti hanno circa le modalità e le finalità del canto sembra essere decisamente divergente.
Paziente e preciso, tranquillo e sempre attento durante i suoi seminari a passare al meglio tutti "i segreti" del canto armonico. Ho voluto incontrare Imre - e con lui il canto khoomei - perché sono convinta che ogni volta che arrivo ad avvicinarmi all'emissione degli armonici, lo spirito ne goda invitando il corpo ad una fusione intima con l'anima... ma non si tratta solo di questo, c'è molto di più nel canto armonico.
Certo si fa presto a parlare di fusione, connessioni, stati d'animo ottimali. Sembrano parole ricercate ed un po' alla moda... allora facciamo così, io smetto di parlarne e la prima volta che avrete l'occasione di sentire qualcuno che pratica seriamente questo tipo di canto, siate curiosi e concedetevi qualche minuto per afferrare questo miracolo di armonia.
Per approfondire l'argomento consiglio il testo di Roberto Laneri: "La voce dell'Arcobaleno".
Accademia Voce Arte e Comunicazione Riese Pio X
Seminario di Canto Armonico con Imre Peemot
Dicembre 2008
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All'inizio di questo cammino l'allievo è sostenuto da esercizi creativi che lo inducono a vedersi e a mettersi nelle condizioni di accettare non solo la propria bravura, ma anche le proprie incertezze, l'emozione, l'esitazione, l'instabilità vocale, insomma tutte quelle astrazioni che appartengono alla gamma del non va bene... o del ...mio dio che figuraccia!
Eliminando il controllo mentale arriviamo ad avere davanti a noi le nostre vere potenzialità vocali. Ed ecco che finalmente l'allievo affronta il suo primo errore. Eccolo che si censura, che mi chiede scusa per ciò che lei/lui (e magari lei/lui soltanto) considera uno sbaglio, occhi che mentre cantano si auto disapprovano, mani che commentano e sottolineano l'imprecisione, facce di disgusto per la propria interpretazione, animi in collera con se stessi per paura di perdere il mio plauso, giustificazioni di malanni fisici come se io fossi una dottoressa della mutua. In realtà più si sperimenta lo sbaglio più abbiamo la possibilità di crescere ed imparare. NOI NON SIAMO L'ERRORE.
Dobbiamo cercare di capire che lo sbaglio ci offre una grande opportunità che è quella di migliorarci e di apprendere. Nel momento in cui mi accoro che non riesco ad impostare la voce nel modo corretto o eseguire una scala inusuale, ne prendo atto e lavoro concentrandomi proprio su questi aspetti. All'errore va espressa riconoscenza e poi si decide di lasciarlo andare.
A questo proposito è interessante applicare al canto moderno gli esercizi di tecnica vocale e invece di sfuggire dall'imprecisione, è divertente sviscerarla per prenderne veramente consapevolezza sperimentando il suono "brutto" o entrando nel passaggio di gola. Partiamo quindi da precise sensazioni fisiche ed inventiamo di volta in volta nuove ed imprevedibili vie per superare l'ostacolo.
In questo modo induco chi canta a TROVARSI SEMPRE IN GRADO DI PERCEPIRE TUTTO CIò CHE IL CORPO ATTIVA NEL MOMENTO IN CUI SI ESPRIME. Questo atteggiamento non ha nulla a che vedere col rigido controllo della mente che giudica e che valuta. Qui non c'è giudizio, c'è consapevolezza e se l'allievo lo desidera, possiamo anche trovare le cause che innescano quei meccanismi che portano ad un canto impreciso, al di là degli aspetti puramente fisici.
Durante le lezioni esorto gli allievi a lavorare per se stessi e non per il giudizio dell'insegnante e a mettere sempre in dubbio ciò che affermo nel preciso momento in cui avvertono "dentro" che qualcosa contrasta col loro proprio modo di percepirsi... e quindi ne parliamo.
A volte qualcuno arriva da precedenti esperienze di insegnamento che s'avvalgono delle più disparate (e disperate) metodologie di insegnamento. Si presentano tristemente irrigiditi, succubi di impostazioni astruse che fanno vivere il canto non come una gioia ma come un impedimento. E quando le diverse metodologie si incontrano e l'allievo ruzzola finalmente nel dubbio lo invito a "dare ascolto" a quella parte più intima di sé in armonia con la bellezza. Tutto qui.
Non sempre chi inizia possiede sufficiente materiale con cui confrontarsi e sovente necessita di sperimentare altri modi attraverso cui esprimersi. Se il suo suono si ferma in gola propongo di ascoltare alcuni Cd di buona musica dell'Est europeo, della taiga mongola o siberiana in cui proprio il canto di gola crea sonorità magiche e davvero suggestive legate a queste terre, mentre risulta poco adatto ad essere applicato ad esempio al genere pop o soul.
Conclusione: è l'allievo stesso che impara a conoscersi e a costruire sulla propria pelle un preciso cammino didattico in quanto consapevole del proprio modo di cantare. In qualità di insegnante io offro i mezzi per crescere passando il frutto di ciò che ho sperimentato in prima persona e condiviso negli anni sui palcoscenici di tante parti del mondo, con grandi musicisti, veri maestri preziosi, durante tutto il mio percorso artistico e di vita.
La bellezza del cantare ed in particolare modo del cantare jazz è che più invecchi (e quindi ti arricchisci di esperienza) più migliori perché, almeno teoricamente, togli il superfluo e vai all'essenza. La vera Arte esprime solamente noi stessi e niente più, in modo naturale, spontaneo ed istintivo. In fondo basta veramente poco per saper cantare.
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